RIFLESSIONI POSTCONVEGNO “Mercanti d’acqua”

La riforma della politica di gestione di un bene essenziale come l’acqua, sta creando non poche preoccupazioni.
Per questo abbiamo partecipato al convegno intitolato mercanti d’acqua, perché un bene definito fino ad oggi di utilità pubblica, proprio per rimarcarne il carattere di elemento essenziale per la vita, potrebbe essere tramutato in bene di rilevanza economica e, come tale, assoggettato alle regole del libero mercato e alle speculazioni. Non possiamo che condividere il provvedimento del consiglio regionale che ha, per ora, arginato la volontà del governo centrale di equiparare il servizio idrico agli altri servizi pubblici locali di rilevanza economica. Che dire però della disposizione che introduce un regime di concorrenza, anche se limitatamente alla fase di distribuzione? Attualmente in Abruzzo c’è una gestione in house del servizio da parte di società a capitale pubblico le quali, operando senza finalità speculative, dovrebbero garantire condizioni ideali. In realtà, su questo regime monopolistico, si concentrano oggi forti critiche per via degli sprechi finanziari che sta causando, e per le lotte di potere finalizzate ad interessi che non hanno nulla a che vedere con la gestione dell’acqua. Una situazione ideale per far attecchire l’idea che una liberalizzazione, magari graduale, sia necessaria. Ne è consapevole l’assessore regionale Di Paolo che, pur con molta cautela, ha parlato della necessità di un riforma, parandosi dietro l’ assicurazione che il nuovo regime non precluderà la strada alle società a capitale pubblico, libere di poter concorrere con altri soggetti privati. Ne è consapevole anche l’assessore provinciale Fina, che ha tentato una difesa d’ufficio della gestione pubblica dell’acqua, e affermato che la diffidenza verso le società a capitale pubblico è solo frutto di ingiustificati pregiudizi. L’assessore, però, dovrebbe essere a conoscenza delle modalità reali di gestione del servizio idrico. Ad esempio, per quanto riguarda la Marsica, dovrebbe sapere che il 14 luglio scorso, in una gremita assemblea presso il comune di Avezzano, cittadini ed amministratori pubblici hanno stilato una lista di quesiti inviati poi agli amministratori dei comuni soci del CAM senza avere alcuna risposta. Aldilà degli elogi autoreferenziali che il CAM affida a giornalisti e ad emittenti private, con i quali, in nome della trasparenza, sarebbe bene verificare quale tipo di rapporto professionale intercorre, non sarebbe stato il caso di discutere proprio in assemblea CAM i problemi sollevati? Ma non è questo uno dei doveri dei membri dell’assemblea, in ottemperanza a quel controllo analogo tanto caro all’assessore Fina? Eppure i quesiti non erano altro che una richiesta di chiarimenti tecnici in merito ad esempio alla spesa sproporzionata per il personale, oppure alle entrate inattendibili, o alle spese fuori controllo, sollevate dall’ATO marsicano. Perché questo silenzio? Sicuramente perché un tale stato di fatto fa comodo a molti tanto di destra che di sinistra. Mantenere l’attuale modello di gestione, però, non sarà che un utile pretesto per quanti puntano alla privatizzazione del servizio idrico. Infatti, con quali credenziali il CAM pretenderebbe di competere con altri soggetti privati? Senza l’attuale regime di concessione diretto che è sinonimo di riscossione certa delle somme che i cittadini pagano per il servizio idrico, quante banche sarebbero disposte a finanziare il CAM? Finanziamenti necessari, dal momento che il capitale sociale, di cui i comuni soci sono sottoscrittori, riuscirebbe a coprire solo in parte i debiti maturati. Servirebbe a poco mostrare a banche e ad istituti di credito bilanci di previsione approvati all’unanimità, senza che siano riscontrabili gli ordinari requisiti contabili.
Chi ha a cuore la gestione pubblica dell’acqua, dovrebbe pretendere che le leggi che regolano le attività degli organismi strumentali per la gestione dei servizi pubblici locali, vengano rispettate.
Esercitare realmente il controllo analogo, risolvendo prima di tutto il caso dell’incompatibilità dell’attuale presidente del CAM che svolge anche il ruolo di vice sindaco di Cerchio, sarebbe un passaggio obbligato. Sempre in materia di controllo analogo, andrebbe adottata, una tavola della trasparenza in modo da poter indurre gli amministratori comunali che hanno parenti assunti al CAM, ad astenersi dalle votazioni o a dimettersi dall’assemblea, a causa dei condizionamenti che potrebbero subire. Restiamo in attesa fiduciosi che un nuovo corso possa assicurare la necessaria trasparenza all’attuale gestione pubblica dell’acqua. Del resto, se alle parole non seguiranno i fatti, probabilmente il CAM affonderà prima che la riforma stessa sia operativa, togliendo tutti dall’imbarazzo di dover affrontare lotte e confronti per far prevalere la propria visione sulla gestione di un bene pubblico tanto prezioso.

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Un commento su “RIFLESSIONI POSTCONVEGNO “Mercanti d’acqua”

  1. Anonymous il said:

    I cittadini pagano i favoritismi di assunzioni di personale all'interno del C.A.M.come purtroppo funziona in questo paese di corrotti e corruttori.

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