Agricoltura,Fucino,Marsica

È indubbio che gli agricoltori del fucino si trovino in uno stato di sofferenza, sofferenza sia economica – l’impossibilità di piazzare i propri prodotti sul mercato ad un prezzo accettabili.
Prezzo che contenga quantomeno il costo di produzione maggiorato del giusto guadagno che possa essere poi reinvestito in loco- e di sofferenza ambientale. Fucino è un altopiano e per quanto lo si chiami “piana” è sito ad un’altezza media di 700m sul livello del mare. Ciò espone le coltivazioni a rischi e quindi costi che in una zona effettivamente di pianura –livello del mare- non insistono.
A ciò di aggiunge, esacerbando le problematiche legate alla conduzione di una azienda agricola, il plurifrazionamento dei fondi. È notorio che la dimensione media di un’azienda fucense si colloca sui 15-20 ettari e, avendo il fucino una superfice di 16.000 ettari ciò porta a vedere insistere circa mille aziende agricole – assolutamente non organizzate tra loro- sul mercato ortofrutticolo con la conseguenza che il loro potere contrattuale nei confronti dei trasformatori/distributori è pari a zero.
Ed ecco che ogni anno, ad inizio settembre si leggono sulla stampa locale dichiarazioni del tipo: “La borsa agricola marsicana è regolata per il 70% da tre grandi commercianti che controllano tutto”, hanno spiegato alcuni agricoltori in occasione della riunione. “Sono loro che decidono il prezzo e sono loro che hanno abbassato ulteriormente il costo delle patate da 12 a 8 euro al quintale. Gli agricoltori sono stanchi e indignati allo stesso tempo”. Non è solo il prezzo delle patate a calare di giorno in giorno, ma anche quello delle carote, vedute a 8 euro al quintale, delle cipolle, 18 centesimi al chilo, e del radicchio, 20 centesimi al chilo.“Le patate del Fucino sono un prodotto che caratterizza un intero territorio, non è possibile e giustificabile assistere ad una tale situazione senza prendere le giuste misure”, hanno spiegato i produttori. “E’ evidente che il problema è legato alla filiera ed è inconcepibile come in questo caso il prezzo della merce lo faccia chi compra e non chi vende. La politica deve assumersi le proprie responsabilità a diverso livello, utilizzando gli strumenti che ha per tutelare una categoria da troppo tempo dimenticata: gli imprenditori agricoli”.
La politica si rammenta dei “contadini” –così vengono ancora chiamati gli imprenditori agricoli- solo in occasione delle elezioni utilizzandoli come fedele serbatoio di voti.
Son 30 anni che, per quanto riguarda la soluzione del problema siccità si parla di vasche di accumulo d’acqua da poter poi riutilizzare nel periodo estivo. Nel dicembre 2001, il Cipe, nell’ambito del programma «Sistemi idrici integrati», ha assegnato alla Regione Abruzzo 464 milioni di euro. Di questi, 62 milioni avrebbero dovuto essere impiegati per la costruzione di vasche di accumulo e impianti irrigui nel Fucino. Il 30 dicembre 2003, la giunta regionale, presieduta da Giovanni Pace , ha deliberato la costituzione di una società consortile per azioni, a prevalente capitale privato (70 per cento). Alla gestione degli impianti avrebbero provveduto il Consorzio di bonifica Ovest e l’Arssa, quali componenti pubblici della società mista. Il socio privato avrebbe realizzato le opere, anticipando i fondi necessari, in attesa di quelli pubblici. «Durante la mia presidenza», ha detto Giovanni Pace, «alla Regione è pervenuto ufficialmente solo un progetto, che fu giudicato valido da una commissione tecnica. Ci furono dei ricorsi, tutti respinti». Progetto però rimasto nel cassetto. Nel frattempo, infatti, alla giunta Pace è subentrata quella guidata da Ottaviano Del Turco . E la delibera, adottata nel 2003 dall’ex giunta, con la Riforma del sistema idrico integrato della regione, è stata accantonata. «Poiché oggettive condizioni non consentono alla Direzione agricoltura di provvedere tempestivamente ed efficacemente all’espletamento delle procedure di riesame», recita l’articolo uno della riforma, «viene individuato con un decreto del presidente della Regione, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, un commissario ad acta». Commissario è stato nominato l’architetto Gaetano Fontana , che però non ha preso servizio, poiché nominato nel frattempo presidente di un altro ente. Ecco come la politica tratta i contadini!!!

Staremo a vedere come va a finire.

Precedente Progetto ACIAM di discarica per rifiuti in località “VALLE DEI FIORI” (Gioia dei Marsi) Successivo lettera ai cittadini del collegio luco trasacco

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.